LA DECORAZIONE DELLA CAPPELLA DEI GIURECONSULTI, DEDICATA A SAN GIOVANNI EVANGELISTA E A SAN MICHELE (Germana Formenti)
La scomparsa Cappella dei Giureconsulti, situata al piano inferiore al centro del palazzo, viene descritta da Serviliano Latuada nel tomo quinto della sua Descrizione di Milano del 1738 come una “piccola chiesa, che si tiene per lo più serrata”, che in origine apparteneva ai Padri Umiliati e fu consacrata nel 1543. La Cappella, dedicata a San Giovanni Evangelista e a San Michele, era aggregata al Collegio dei Nobili, fondato dal Cardinale Carlo Borromeo per l’educazione dei giovani nobili e intitolato Collegio di Santa Maria, come si ricava dall’iscrizione scolpita in pietra nera posta sopra la porta: Collegium Beate Mariae Verginis/ patrocinio commendatum/ Ad Nobiles Adolescentes piè/ et liberaliter educandos/ A Carlo Borromeo Card. S. Praxedis/ Archiep. Mediol. Institutum/ Anno MDLXXXIV.**[1]** In seguito, il Cardinale Federico Borromeo vi istituì un’Accademia di Belle Lettere, detta Accademia de’ Perseveranti. Sopra la porta della Cappella era posta un’iscrizione che indicava colui che la consacrò e il Santo a cui era dedicata : MDXLIII.VI.Maji./ R. D. D. Joannes Antonius Melegnanus Episcopus Laodicensis, ac. Reverendiss. D. D. Archiep. Med. Suffraganeus, hanc in honorem D. Joannis Evangelista consecravit Ecclesiam[2]
La realizzazione della Cappella venne terminata entro il 1585 e solo in seguito venne realizzato l’apparato decorativo. La pala per l’altare fu commissionata ad Ambrogio Figino, che realizzò tra il 1588 e il 1590 il dipinto Madonna col Bambino, San Giovanni Evangelista e San Michele Arcangelo (Olio su tela, 314 x 175 cm; Inv. Nap. 225; Inv. Gen. 333; Reg. Cron. 477). In età napoleonica la pala venne tolta dall’altare della Cappella dei Giureconsulti e collocata in un deposito del palazzo; nel 1805 dal Demanio venne consegnata a Brera e registrata nell’Inventario Napoleonico (n. 225) il 10 luglio 1809 senza indicazione di provenienza. Già nel 1806 Giuseppe Bossi, segretario dell’Accademia di Brera, ne denunciava il cattivo stato di conservazione. Da Brera venne poi riacquisita dalle Raccolte Civiche, presso le quali si trova ora. Le pitture per le cinque nicchie della Cappella furono invece affidate a Giulio Cesare ProcaccinI, impegnato poi anche nella realizzazione dei dipinto per la vicina Cappella del Tribunale di Provvisione. L’apparato decorativo della volta fu eseguito da Antonio Busca. La Cappella rimase in funzione fino a quando, con le soppressioni napoleoniche, l’ambiente fu riconvertito a magazzino delle opere d’arte sacra confiscate al clero.
La decorazione della Cappella, in seguito ai diversi rimaneggiamenti delle strutture interne del palazzo, è completamente persa. L’intero Collegio, da quanto si desume dalle antiche guide milanesi, vantava uno sfarzoso apparato decorativo che non si esauriva in quello realizzato per la cappella. Mirabili affreschi e decorazioni era infatti presenti anche nelle altre sale al piano inferiore. Come è possibile desumere dalle antiche guide milanesi, nelle sale d’accesso al collegio, un vasto spazio dove si svolgevano le funzioni dei “pubblici Dottoramenti”, erano presenti pitture e decorazioni. Il Biffi descrive ad esempio due sale: la prima è dipinta “con architettura finissima” da Giuseppe Antonio Castelli da Monza, che lasciò lo spazio per inserire i ritratti dei Cardinali Dottori del Collegio. La volta era suddivisa in tre grandi ovati con pitture ad affresco di Federico Panza, Stefanmaria Legnano e Ambrogio Besozzi (Milano, 1648 – 1706). Quest’ultimo, pittore milanese oltre che incisore e copista, dipinse un affresco che raffigurava Il Trionfo della Giustizia, poi erroneamente identificato con quello entro cornice che si trova ora al primo piano (Mezzanotte-Bascapè), mentre la Bossaglia esclude questa opzione. (A. Besozzi, dizionario biografico degli italiani, Roma, IX, 1967, p. 679). Nella seconda sala, un lungo ambiente dove si conferivano le Lauree, erano presenti numerosi ritratti di personaggi insigni e Dottori del Collegio. La volta di questa sala fu dipinta ad affresco da Antonio Busca nel 1651, che vi raffigurò una metafora della “Nobilium sapientia”. Nella sala era altresì presente un trofeo di legno intagliato con i ritratti di Carlo VI, Francesco di Savoja e del Marchese Visconti, recante un’iscrizione riportata nella guida del Latuada. Queste decorazioni furono perdute del tutto con i lavori di restauro nel 1911 in quanto la volta fu abbattuta e gli affreschi strappati.
(Germana Formenti)
La scomparsa Cappella dei Giureconsulti, situata al piano inferiore al centro del palazzo, viene descritta da Serviliano Latuada nel tomo quinto della sua Descrizione di Milano del 1738 come una “piccola chiesa, che si tiene per lo più serrata”, che in origine apparteneva ai Padri Umiliati e fu consacrata nel 1543. La Cappella, dedicata a San Giovanni Evangelista e a San Michele, era aggregata al Collegio dei Nobili, fondato dal Cardinale Carlo Borromeo per l’educazione dei giovani nobili e intitolato Collegio di Santa Maria, come si ricava dall’iscrizione scolpita in pietra nera posta sopra la porta: Collegium Beate Mariae Verginis/ patrocinio commendatum/ Ad Nobiles Adolescentes piè/ et liberaliter educandos/ A Carlo Borromeo Card. S. Praxedis/ Archiep. Mediol. Institutum/ Anno MDLXXXIV.**[1]**
In seguito, il Cardinale Federico Borromeo vi istituì un’Accademia di Belle Lettere, detta Accademia de’ Perseveranti.
Sopra la porta della Cappella era posta un’iscrizione che indicava colui che la consacrò e il Santo a cui era dedicata : MDXLIII.VI.Maji./ R. D. D. Joannes Antonius Melegnanus Episcopus Laodicensis, ac. Reverendiss. D. D. Archiep. Med. Suffraganeus, hanc in honorem D. Joannis Evangelista consecravit Ecclesiam[2]
La realizzazione della Cappella venne terminata entro il 1585 e solo in seguito venne realizzato l’apparato decorativo. La pala per l’altare fu commissionata ad Ambrogio Figino, che realizzò tra il 1588 e il 1590 il dipinto Madonna col Bambino, San Giovanni Evangelista e San Michele Arcangelo (Olio su tela, 314 x 175 cm; Inv. Nap. 225; Inv. Gen. 333; Reg. Cron. 477).
In età napoleonica la pala venne tolta dall’altare della Cappella dei Giureconsulti e collocata in un deposito del palazzo; nel 1805 dal Demanio venne consegnata a Brera e registrata nell’Inventario Napoleonico (n. 225) il 10 luglio 1809 senza indicazione di provenienza. Già nel 1806 Giuseppe Bossi, segretario dell’Accademia di Brera, ne denunciava il cattivo stato di conservazione. Da Brera venne poi riacquisita dalle Raccolte Civiche, presso le quali si trova ora.
Le pitture per le cinque nicchie della Cappella furono invece affidate a Giulio Cesare ProcaccinI, impegnato poi anche nella realizzazione dei dipinto per la vicina Cappella del Tribunale di Provvisione.
L’apparato decorativo della volta fu eseguito da Antonio Busca.
La Cappella rimase in funzione fino a quando, con le soppressioni napoleoniche, l’ambiente fu riconvertito a magazzino delle opere d’arte sacra confiscate al clero.
La decorazione della Cappella, in seguito ai diversi rimaneggiamenti delle strutture interne del palazzo, è completamente persa. L’intero Collegio, da quanto si desume dalle antiche guide milanesi, vantava uno sfarzoso apparato decorativo che non si esauriva in quello realizzato per la cappella. Mirabili affreschi e decorazioni era infatti presenti anche nelle altre sale al piano inferiore.
Come è possibile desumere dalle antiche guide milanesi, nelle sale d’accesso al collegio, un vasto spazio dove si svolgevano le funzioni dei “pubblici Dottoramenti”, erano presenti pitture e decorazioni. Il Biffi descrive ad esempio due sale: la prima è dipinta “con architettura finissima” da Giuseppe Antonio Castelli da Monza, che lasciò lo spazio per inserire i ritratti dei Cardinali Dottori del Collegio. La volta era suddivisa in tre grandi ovati con pitture ad affresco di Federico Panza, Stefanmaria Legnano e Ambrogio Besozzi (Milano, 1648 – 1706). Quest’ultimo, pittore milanese oltre che incisore e copista, dipinse un affresco che raffigurava Il Trionfo della Giustizia, poi erroneamente identificato con quello entro cornice che si trova ora al primo piano (Mezzanotte-Bascapè), mentre la Bossaglia esclude questa opzione. (A. Besozzi, dizionario biografico degli italiani, Roma, IX, 1967, p. 679).
Nella seconda sala, un lungo ambiente dove si conferivano le Lauree, erano presenti numerosi ritratti di personaggi insigni e Dottori del Collegio. La volta di questa sala fu dipinta ad affresco da Antonio Busca nel 1651, che vi raffigurò una metafora della “Nobilium sapientia”.
Nella sala era altresì presente un trofeo di legno intagliato con i ritratti di Carlo VI, Francesco di Savoja e del Marchese Visconti, recante un’iscrizione riportata nella guida del Latuada.
Queste decorazioni furono perdute del tutto con i lavori di restauro nel 1911 in quanto la volta fu abbattuta e gli affreschi strappati.
[1] Latuada, p. 252
[2] Latuada, p. 251